lunedì 22 maggio 2017

Nothing ever last forever

C'è un strano odore nell'aria.
Ha lasciato la Danger Room con la sorda sensazione aggrappata ai nervi di non rientrarci mai più.
Ha percorso tutti i corridoi del Sanatorium in silenzio, senza incontrare nessuno, accompagnata solo dal rumore dei suoi passi. Si è rivestita, ha spazzolato i capelli e ha fumato un'ultima sigaretta.
Poi, è uscita.
La nave incombe su di loro. Copre il cielo ed il sole sopra le loro teste, costringendoli ad un sempiterno tramonto. Alma si riempie i polmoni e chiude gli occhi, cercando di trattenere il respiro più che può. Trattiene il respiro arrivando quasi al limite, col rischio di attivare il potere. Forse un po' ci spera: slegare gli atomi, diventare immateriale e colare dentro il terreno per farsi radice.
Lascia andare i muscoli ed espira, prima di riaprire gli occhi.
Poi, va. S'incammina.
Quello strano odore persiste nell'aria e, per qualche istante, pensa di averlo lei nelle narici.
Eppure non è un odore conosciuto, è qualcosa che le risveglia i sensi, allertandola.
Sta per succedere qualcosa. Il profilo di Philadelphia si staglia, distante. E lei si ferma, in mezzo al prato.




lunedì 8 maggio 2017

It don't matter, where you bury me, I'll be home and I'll be free.

Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 2, 2025


Heldrich la rimette in sesto quasi senza toccarla. Scava nel foro prodotto dalla pallottola, a caccia di frammenti come un cercatore d'oro, con delicatezza, mentre Alma fluttua nella bolla prodotta dall'antidolorifico. Le parla e lei lo ascolta come una bambina ascolta una favola.
Lo guarda lavorare come guardava Babet, al campo. Lo studia, ne accoglie la carezza sulla fronte.
E si addormenta pensando che le è andata bene. Che morire così sarebbe stato da stronzi.


Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 7, 2025

"Cosa farai, dopo la guerra?"
"Voglio solo che nessuno mi rompa più i coglioni."

Da qui non si torna indietro. Dopo Guyana, la ribellione si espanderà a macchia d'olio. Di questo Alma ne è convinta, mentre conta i buchi che ha lasciato sui bersagli in fondo alla sala. Victor le insegna la postura, le abbassa le spalle, le sposta i piedi, le muove le mani. Su una cosa ha ragione. C'ha preso gusto, abbastanza affinché le mani le tremino un poco quando escono dal poligono. Un tremore accompagnato da un sottile filo di timore. Una scintilla di paura che le è rimasta incastrata nel cuore e che le stringe lo stomaco in una morsa difficile da allentare. La sensazione è quella dell'attesa del tuono dopo aver visto la luce del lampo.

"E' un buon motivo. Tienilo a mente. Tienili a mente tutti."

I suoi motivi li fa depositare sul fondo del bicchiere da cui beve. Non le serve poi molto per essere alticcia. Il fisico asciutto e spigoloso le consente di appannarsi la vista con poco. Ha menzionato Andre stasera, senza farne il nome. Ne ha parlato a bassa voce, come si fa con i segreti. Come si fa quando non si vuole svegliare qualcuno, forse per non dare modo alla sua coscienza di riportarglielo davanti agli occhi.

Butta giù grandi sorsi di whiskey con cui spera di sciogliere il nodo alla gola che tenta di strozzarla ogni volta che i ricordi si affacciano dietro le palpebre che s'abbassano. Quando la bottiglia finisce e Victor se ne va, lei non dice niente. Non lo ferma, anche se vorrebbe. Non si muove. Rimane lì seduta a contare le crepe sul soffitto, fino a che l'alba non la richiama fuori per un'ultima sigaretta.


"Una come te non si merita di stare in un posto del genere."

Nessuno lo merita. Ma sente di essere al suo posto.







sabato 6 maggio 2017

Breathe

Guyana, da qualche parte vicino al confine - 2023


"Respira. Respira, prima di mettere il sacchetto in testa.
I cani lo sentono. Li hanno addestrati apposta.
Non lo so come cazzo fanno, ma lo fanno. E' la seconda volta che ci provo.
Ma questa volta passo."

Gabriel le sorride, con gli occhi pieni di speranza. Questa è la volta buona. Glielo si legge in faccia, un ottimismo al limite dell'idiozia. Le frontiere sono battute da miriadi di soldati. Vogliono che ognuno rimanga nel suo stato. Che chi viene da Guyana, torni in Guyana. O che vada in galera. Hanno paura che qualche facinoroso riesca a sfuggirgli, passando proprio sotto i loro nasi. E allora hanno allineato i loro furgoni, lucidato le scarpe e caricato i fucili.
Ne sa qualcosa Alma. Ne sa qualcosa il corpo di suo fratello, abbandonato in mezzo alle sterpaglie.

"A proposito, non dovevate essere in due?"

Il senso di colpa la divora e non la fa parlare. Lascia le parole a Gabriel e al suo sorriso storto, alla sua aria da inguaribile romantico. Lei si limita a scuotere il capo e a costringere i muscoli in un'espressione che quasi le fa male. Tiene i denti così stretti che teme di non riuscire più a riaprire la bocca. Il senso di colpa è come una miriade di tarli che le scavano dentro: alcuni si nascondono nel cervello, convincendolo che l'immagine di Andre a terra sia la migliore da farle vedere quando chiude gli occhi; altri nel cuore, dove banchettano con un rimorso che corrode ogni fibra dell'essere; altri fanno la tana nello stomaco, dove germoglia la certezza che, in fondo, si meritava di fare la stessa fine.

Non c'è più tempo per pensare però. O forse ce ne è anche troppo. Gabriel le fa cenno di fare silenzio, come se non ne avesse fatto abbastanza. Le sorride di nuovo, inspira a pieni polmoni e mette il sacchetto sulla testa. Alma lo imita e il furgone si ferma. Si sentono voci fuori, tante voci, che si mischiano ai latrati infernali di cani sovreccitati come i loro padroni, pronti a scovare clandestini.
Sembrano passare ore. Gabriel le tiene la mano e la stringe forte, come per farle capire che è ancora lì, che è vivo. Le stringe la mano e lei sente che sta per succedere. Che il suo potere a breve si attiverà e la farà finire fuori dal camion, contro l'asfalto tra le ruote.




Poi, il camion riparte. I latrati si fanno lontani, così come le parole dei loro padroni. Il motore riempie le orecchie e scaccia per alcuni istanti il volto di Andre dalla testa di Alma che affiora dal sacchetto. Gabriel le sorride.

"Te l'ho detto che questa volta ce la faccio."