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domenica 29 aprile 2018

Siamo in guerra con il mondo








"Ci sono lividi che guariscono anche solo con uno sguardo. Dipende da chi te lo dona quello sguardo. E perché. Non sottovalutarli, gli sguardi. Io potevo vedere solo quello la prima volta che ti ho incontrata. E gli ho affidato Eva oltre che me stessa." (Izzy, Hopefield Sanatorium)






Fa fatica a respirare. Le costole le ricordano la frattura ogni volta che prova ad inghiottire aria. Non si è fermata da quando sono andati a recuperare la famiglia di Naomi. Ha ancora impresso lo sguardo di Robin che si alza dal corpo esanime di suo padre. E' vuoto, vacuo. Quando si scaglia contro uno dei finti poliziotti, è piena di rancore e di rabbia. Prende fuoco, illuminando la notte. E Alma rimane immobile a guardarla, senza riuscire a muoversi abbastanza velocemente per darle una mano. Si ferma in ammirazione, prima di infilarsi nel furgone insieme a Victor, Jeyne e le due ragazze. Per tutto il tragitto rimane in silenzio, tamponando le ferite.

Non ha neanche il tempo di sdraiarsi. Riesce giusto a stabilizzare Victor quando torna alla base. Si ritrova di nuovo in macchina dopo pochi secondi. Le scale dell'Inferno le scende più in fretta di quanto potrebbe: si è riempita di antidolorifici e la testa le galleggia come in una bolla di sapone. Quando trova Vadir mezzo svenuto, deve frenare l'istinto per non lanciarglisi addosso. Si ritrova a ricucirlo ancora una volta. Le mani sono salde, per quanto la stanchezza le permette. Abitudine. Ma negli occhi porta ancora l'immagine della madre e del padre di Robin e di Kerry, riversi sull'asfalto. Non riesce a guardare Vadir. Si dà la colpa ancora una volta per quello che è successo. A certe cose non ci si può abituare. In quel momento vorrebbe solo rannicchiarsi vicino al semidio e dormire. Lasciarsi andare contro di lui, riempirsi le orecchie del rumore del suo cuore malato e scivolare in un sonno profondo. Ma non può. Finisce di ricucirlo e lascia che il sonno stanotte prenda lui.







Send our regards to a nation on fire

And with love a bouquet of barbed wire

lunedì 2 aprile 2018

Sinking stone

"Facciamo che io scappo e tu provi a prendermi?"


Quello che faceva con Andre era un gioco innocente. Bastava toccarlo: si correva un po', poi appena la mano di Alma gli toccava la spalla, Andre alzava le mani e si metteva a ridere, col fiatone che gli spezzava le gambe e gli appesantiva il petto. Un gioco, come un altro. Il gioco più vecchio ed innocuo del mondo. Niente catene, niente prigione.


-


Prima hanno preso Wrecker. Quando l'ha rivisto, dopo i pochi ed infiniti giorni di sandman, Alma non ha potuto non provare rabbia. Nell'immaginario di Alma, Wrecker è indistruttibile. Era già di metallo prima che lo diventasse davvero, ricoprendosi di ferro. Eppure, quando l'ha trovato addormentato, accerchiato da bottiglie di birra vuote, quando l'ha sentito biascicare, è stato come ricevere l'ennesimo pugno nello stomaco.

Poi, hanno preso Anja e Victor. Quando è tornata alla base, quando ne ha ritrovato i muri, l'immagine di entrambi in manette è riuscita a spezzarle le gambe, facendola accasciare a terra.

"Non è colpa tua. Ognuno deve badare a se stesso."

E per quanto Vadir cerchi di farla alzare, il peso di quegli arresti le grava sulle spalle e la costringe contro il pavimento. Respira a fatica. Anche quando finalmente riesce a raggiungere il letto, non sembra intenzionata a smuoversi più di tanto. Gli racconta di Andre. Accenna alla Guyana per la prima volta da quando è arrivata a Philadelphia, diversi anni fa.

"Pensi che gli sarebbe piaciuta, l'America?"

Ad Andre sarebbero piaciute le strade immense, i palazzi che si allungano fino al cielo, le confezioni enormi di pop corn al cinema. Gli sarebbe piaciuto tutto quello spazio infinito, pregno di una vita a tratti feroce, coloratissima.

Quando, finalmente, crolla addormentata contro Vadir, dopo avergli strappato un abbraccio abbastanza profondo da annegarci dentro, affonda nel mare che l'altro sognava di attraversare.

mercoledì 14 marzo 2018

"No emotion, that's what business is"


"Lord have mercy on the witnesses."







Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027



Parla sicura, lì davanti a Kendra. Occupa tutti i suoi centimetri, rimanendo dritta davanti alla mutante, priva di dubbi.


"Sei già morta una volta. Sii pronta a farlo infinite volte."

Lo dice, come una condanna. Come se fosse l'unica cosa reale. Morire e rinascere, come una fenice. Cadere, rialzarsi e ripetere tutto da capo. Mentre guarda Kendra, ha la voce ferma, distorta dal voice scrambler, ma senza sbavature. E' convinta di ciò che dice. Sa che ciò che fa è giusto. Che ciò che dice è vero. Si arroga il diritto di quella consapevolezza, senza tentennamenti. 


Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium 2027

Quando si stringe a Vadir lo fa con rabbia. Il nuovo potere segue i moti del cuore e quando si lascia andare si ritrova a far scorrere sulla sua pelle carezze elettriche che si trasformano in graffi profondi. Si tuffa sulle sue labbra come un assetato, ripercorrendo le cicatrici che si porta sulla schiena come un cieco. Fuori piove e la realtà, almeno per quei pochi momenti, diventa un rumore di fondo. Lontano, distante. Dentro quella stanza piena di respiri, in quel letto caldo, Alma scivola in un sonno profondo. Lo sa che non ha molte ore per dormire. Il fisico cede facilmente, ma il cervello non sembra volerle dare pace. Ha ancora la comunicazione di Anja incastrata nei timpani. Wrecker è stato arrestato. E' crollato sotto i colpi della Force ed è stato portato via. Alma lo sa che queste sono le regole del gioco. Lo sa bene. Ma lo stomaco sembra volerglielo ricordare ogni volta che mangia. Pensa alla possibilità di perdere Victor. Pensa a quello che le ha detto tra i corridoi. Pensa a Vadir in manette, ad Inger e Vladislav in lacrime. Il cuore perde un colpo.


Philadelphia, New York - Ghost road 2027

"Visto che ti piaccio, se io crepassi, tu ne soffriresti almeno un po', giusto?"

Quando cade addosso a William, si sente come un animale braccato. Ha ancora impresso il loro ultimo incontro nella retina. E come sempre, vorrebbe scappare. Mentre passeggiano per la Ghost road Alma conta le crepe. Le segue come se fossero fiumi su un territorio roccioso distante chilometri, da cui sorgono alberi immensi, selvatici ed indomabili. Sapeva che ad un certo punto sarebbero arrivate le domande. Ma quando succede, non è pronta. Sulla mano corrono fulmini sottili, che si rincorrono arrotolandosi sulle dita per nascondersi sotto l'epidermide, nella manifestazione di un nuovo potere che ancora non sa controllare. 

"Se non condividi il tuo peso finirai per esserne schiacciata, lo sai vero?"

Lo sa, ed è per questo che s'abbandona a quel bacio.



martedì 6 marzo 2018

And if you're still breathing, you're the lucky ones.


'Cause most of us are heaving through corrupted lungs.


Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027

I rumori del Freaks le regalano sonni agitati.
Si è aggrappata a Vadir come ci si aggrappa agli scogli per liberarsi dall'abbraccio del mare.
Lo stomaco le si è accartocciato sotto il peso della vodka. Tra le palpebre ha impigliata l'immagine di William e dei tentacoli neri che gli si avvolgono intorno alle braccia. Il suo sorriso, quello di Eugenie ed i suoi occhi famelici le corrono sulla retina senza darle pace. Ha represso troppe cose, spingendole a forza giù per la gola, comprimendole nello spazio esiguo tra le costole, nelle fessure tra gli organi. L'espressione terrorizzata della figlia di Nemex, le suppliche al telefono di John. Tutto il suo amore per la moglie. La notizia dell'esplosione al porto, Genosha che le ricorda dei bambini. Come se non lo sapesse, come se non avesse già abbastanza sensi di colpa da portarsi addosso. 


"Stiamo facendo la cosa giusta"


Lo sa. Lo sa bene, mentre sistema le cariche. Lo sa bene, ma continua a sentirsi la gola stretta in un nodo. Si chiede se Inara e Mare abbiano trovato una formula magica per portare avanti tutto, senza gravare su vite innocenti. Si chiede come facesse Inara a portarsi tutto quel peso sulle spalle, come una divinità dalla forza infinita. Lei non la sente, tutta quella forza. Cerca di convincersi di averla, ma la verità è che ha gli occhi sempre più stanchi. Che è costretta a prendere decisioni più grandi di lei e quando Victor e Vadir la rassicurano, si sente l'amaro in bocca di una consolazione troppo magra. 


Guyana, Matoury - Paradise 2020 


"Prendiamo un aereo e andiamocene." Andre è magro e guarda il cielo.
Gli aerei volano su Matoury planando dolcemente verso le piste di atterraggio in lontananza.
"Si, lo rubiamo. Tu vai eh, io ti raggiungo. Stai un attimo fermo." Sorride Alma, mentre cerca di richiudergli un taglio su un braccio con uno degli ultimi cerotti della scatola. 
"No dico sul serio." Insiste, quel ragazzino dagli occhi chiari e la pelle scura.
Poco lontano da loro, appesa sulla parete frontale della baracca di lamiera che chiamano casa, c'è appeso un cartello storto. "Paradise". Sono poche lettere, rosse e tremolanti.
Il giorno in cui Andre è arrivato, ha deciso di dare un nome a quelle quattro pareti. Gli ha regalato una nuova vita.
"Le anime vanno in paradiso, no?" Forse è proprio per quella battuta che Alma ha accettato quella parentela fasulla, rendendola reale. Babet ha sfamato entrambi, come se ci fossero sempre stati. Li ha curati ed accuditi. La prima volta che il gene mutante di Alma si è attivato, Babet l'ha calmata. L'ha fatta respirare di nuovo e le ha fatto ritrovare la consistenza della sua pelle sotto i polpastrelli, nel caldo afoso di un pomeriggio.
Quando è stato quello di Andre a risvegliarsi, Babet era lontana e c'erano solo fucili a calmarlo, fermandogli il respiro.


Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027


Quando si sveglia lo fa di soprassalto. Si sveglia prima dei bambini, con la prima luce del giorno che s'intrufola tra le tende del caravan. Si sveglia prima di Vadir che la tiene bloccata nel letto. Ha la gola secca, ma non vuole muoversi. Rimane lì, rinchiusa in quell'abbraccio, immobile come una preda finita in trappola. Lo guarda in silenzio, fino ad addormentarsi di nuovo.

lunedì 5 marzo 2018

I said to the sun "tell me about the big bang".

The sun said "It hurts to become"


Zoe Taylor.
Emma Storm.
Alma Vidar.
Valentine...

Il documento falso è nuovo e lucido e riporta dati non suoi. Il suo vecchio documento è rovinato. E riporta dati non suoi, ma che ha deciso di rendere reali. Zoe Taylor vuole andare a vivere in California. Vuole sdraiarsi su una spiaggia a prendere il sole, bere, ridere, innamorarsi. Zoe Taylor ha una vita piena di musica, di sorrisi. Forse ha anche un figlio. O lo avrà, quando avrà finito di studiare. Zoe Taylor ha tutto quello che si può desiderare. Una famiglia perfetta, da copertina.
Guarda quel documento lucido e nuovo, con lo stomaco stretto e si ricorda di non essere neanche Alma Vidar. Forse, non è neanche Valentine.

Zoe Taylor ha i capelli biondi, spettinati, selvaggi. Lei quelli di chi non dorme e se lo fa si risveglia in un bagno di sudore, dopo aver preso a pugni il cuscino. Zoe Taylor dorme sonni tranquilli. Alma Vidar non dorme da anni. Ripensa a William che le dice che le piace. E pensa che per lui sarebbe stata perfetta, Zoe. Che lei, al contrario, ha il ventre arido ed il cuore troppo rotto. Che ha spalle troppo fragili e palpebre troppo pesanti. Che ha la pelle troppo bianca ed i capelli troppo corti. Si chiede come sarebbe stata Valentine, cresciuta nella Guyana francese da due amorevoli genitori, se solo si fossero degnati di sopravvivere. Se non avesse mai scoperto i suoi poteri. Se non avesse mai conosciuto Andre, Babet, Reina, Cheyenne, Salvadòr. Se non avesse mai conosciuto Inara, Heldrich, Mare, Victor, Wrecker, Routh, Anja, Kane. Vadir. Tutti quei nomi richiedono un respiro più grosso, più grande di quelli che il suo petto può contenere.

Zoe Taylor ha una vita perfetta, ma non ha volti da ricordare.

lunedì 22 maggio 2017

Nothing ever last forever

C'è un strano odore nell'aria.
Ha lasciato la Danger Room con la sorda sensazione aggrappata ai nervi di non rientrarci mai più.
Ha percorso tutti i corridoi del Sanatorium in silenzio, senza incontrare nessuno, accompagnata solo dal rumore dei suoi passi. Si è rivestita, ha spazzolato i capelli e ha fumato un'ultima sigaretta.
Poi, è uscita.
La nave incombe su di loro. Copre il cielo ed il sole sopra le loro teste, costringendoli ad un sempiterno tramonto. Alma si riempie i polmoni e chiude gli occhi, cercando di trattenere il respiro più che può. Trattiene il respiro arrivando quasi al limite, col rischio di attivare il potere. Forse un po' ci spera: slegare gli atomi, diventare immateriale e colare dentro il terreno per farsi radice.
Lascia andare i muscoli ed espira, prima di riaprire gli occhi.
Poi, va. S'incammina.
Quello strano odore persiste nell'aria e, per qualche istante, pensa di averlo lei nelle narici.
Eppure non è un odore conosciuto, è qualcosa che le risveglia i sensi, allertandola.
Sta per succedere qualcosa. Il profilo di Philadelphia si staglia, distante. E lei si ferma, in mezzo al prato.




lunedì 8 maggio 2017

It don't matter, where you bury me, I'll be home and I'll be free.

Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 2, 2025


Heldrich la rimette in sesto quasi senza toccarla. Scava nel foro prodotto dalla pallottola, a caccia di frammenti come un cercatore d'oro, con delicatezza, mentre Alma fluttua nella bolla prodotta dall'antidolorifico. Le parla e lei lo ascolta come una bambina ascolta una favola.
Lo guarda lavorare come guardava Babet, al campo. Lo studia, ne accoglie la carezza sulla fronte.
E si addormenta pensando che le è andata bene. Che morire così sarebbe stato da stronzi.


Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 7, 2025

"Cosa farai, dopo la guerra?"
"Voglio solo che nessuno mi rompa più i coglioni."

Da qui non si torna indietro. Dopo Guyana, la ribellione si espanderà a macchia d'olio. Di questo Alma ne è convinta, mentre conta i buchi che ha lasciato sui bersagli in fondo alla sala. Victor le insegna la postura, le abbassa le spalle, le sposta i piedi, le muove le mani. Su una cosa ha ragione. C'ha preso gusto, abbastanza affinché le mani le tremino un poco quando escono dal poligono. Un tremore accompagnato da un sottile filo di timore. Una scintilla di paura che le è rimasta incastrata nel cuore e che le stringe lo stomaco in una morsa difficile da allentare. La sensazione è quella dell'attesa del tuono dopo aver visto la luce del lampo.

"E' un buon motivo. Tienilo a mente. Tienili a mente tutti."

I suoi motivi li fa depositare sul fondo del bicchiere da cui beve. Non le serve poi molto per essere alticcia. Il fisico asciutto e spigoloso le consente di appannarsi la vista con poco. Ha menzionato Andre stasera, senza farne il nome. Ne ha parlato a bassa voce, come si fa con i segreti. Come si fa quando non si vuole svegliare qualcuno, forse per non dare modo alla sua coscienza di riportarglielo davanti agli occhi.

Butta giù grandi sorsi di whiskey con cui spera di sciogliere il nodo alla gola che tenta di strozzarla ogni volta che i ricordi si affacciano dietro le palpebre che s'abbassano. Quando la bottiglia finisce e Victor se ne va, lei non dice niente. Non lo ferma, anche se vorrebbe. Non si muove. Rimane lì seduta a contare le crepe sul soffitto, fino a che l'alba non la richiama fuori per un'ultima sigaretta.


"Una come te non si merita di stare in un posto del genere."

Nessuno lo merita. Ma sente di essere al suo posto.