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lunedì 5 marzo 2018

I said to the sun "tell me about the big bang".

The sun said "It hurts to become"


Zoe Taylor.
Emma Storm.
Alma Vidar.
Valentine...

Il documento falso è nuovo e lucido e riporta dati non suoi. Il suo vecchio documento è rovinato. E riporta dati non suoi, ma che ha deciso di rendere reali. Zoe Taylor vuole andare a vivere in California. Vuole sdraiarsi su una spiaggia a prendere il sole, bere, ridere, innamorarsi. Zoe Taylor ha una vita piena di musica, di sorrisi. Forse ha anche un figlio. O lo avrà, quando avrà finito di studiare. Zoe Taylor ha tutto quello che si può desiderare. Una famiglia perfetta, da copertina.
Guarda quel documento lucido e nuovo, con lo stomaco stretto e si ricorda di non essere neanche Alma Vidar. Forse, non è neanche Valentine.

Zoe Taylor ha i capelli biondi, spettinati, selvaggi. Lei quelli di chi non dorme e se lo fa si risveglia in un bagno di sudore, dopo aver preso a pugni il cuscino. Zoe Taylor dorme sonni tranquilli. Alma Vidar non dorme da anni. Ripensa a William che le dice che le piace. E pensa che per lui sarebbe stata perfetta, Zoe. Che lei, al contrario, ha il ventre arido ed il cuore troppo rotto. Che ha spalle troppo fragili e palpebre troppo pesanti. Che ha la pelle troppo bianca ed i capelli troppo corti. Si chiede come sarebbe stata Valentine, cresciuta nella Guyana francese da due amorevoli genitori, se solo si fossero degnati di sopravvivere. Se non avesse mai scoperto i suoi poteri. Se non avesse mai conosciuto Andre, Babet, Reina, Cheyenne, Salvadòr. Se non avesse mai conosciuto Inara, Heldrich, Mare, Victor, Wrecker, Routh, Anja, Kane. Vadir. Tutti quei nomi richiedono un respiro più grosso, più grande di quelli che il suo petto può contenere.

Zoe Taylor ha una vita perfetta, ma non ha volti da ricordare.

domenica 18 febbraio 2018

Gli astri più luminosi sono affanni e sofferenze.

Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium, 2027


Quella che sogna Alma è un'apocalisse silenziosa.
E' sera e se ne sta in cima ad uno dei pochi palazzi ancora in piedi.
Tutti gli altri le crollano intorno. Più in là, in mezzo alla strada, c'è William.
Lo vede benissimo, con i suoi occhi di brace e le sue dita d'ombra.

Alma si sveglia di soprassalto e si ricorda che Inara se ne è andata.
Heldrich.
Mare.

Persino Routh.
Il petto le fa male ed ha la gola secca.
Pensa sempre meno ai volti che ha perso. Ad Andre.
Lui ha contorni sempre meno chiari. La memoria sta facendo il suo lavoro: gli sfuma i bordi, lo rende sorridente in quei pochi ricordi rimasti. Sta rimanendo solo il bello di Andre. Quello che ti fa guardare indietro con meno amaro in bocca. Anche il suo vero nome sta sfumando nella memoria. Valentine. Il volto di sua madre non lo ricorda, ma ogni tanto sogna ancora le sue labbra che si modellano su quel nome. Poi, sono le rughe di Babet, le sue mani nodose che ricuciono tagli e rimettono a posto ossa. Il cognome, come ogni trovatello, non lo ha mai avuto. Non hanno neanche fatto in tempo a registrarla. L'attestato della sua nascita è rimasto un foglietto di carta ingiallito, perso nei raccoglitori dell'ospedale, vicino a quello della sua presunta morte insieme ai suoi genitori.

Se chiude di nuovo gli occhi Alma vede le sue mani sporche di sangue. Ne sente in bocca il sapore, ne sente l'odore. Se chiude gli occhi Alma sogna di morire. E le sembra quasi di potersi liberare di quel peso enorme che le opprime il cuore.

Ma quando li riapre, quando si ricorda di aver scelto di essere Alma e non Valentine, quando non ritrova il sole della Guyana ma i muri freddi della base, quando ricorda ogni volto che ha perso, ogni volto per cui continua a lottare, si ricorda che Valentine è già morta.
Ma Alma non può permettersi di morire.



lunedì 8 maggio 2017

It don't matter, where you bury me, I'll be home and I'll be free.

Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 2, 2025


Heldrich la rimette in sesto quasi senza toccarla. Scava nel foro prodotto dalla pallottola, a caccia di frammenti come un cercatore d'oro, con delicatezza, mentre Alma fluttua nella bolla prodotta dall'antidolorifico. Le parla e lei lo ascolta come una bambina ascolta una favola.
Lo guarda lavorare come guardava Babet, al campo. Lo studia, ne accoglie la carezza sulla fronte.
E si addormenta pensando che le è andata bene. Che morire così sarebbe stato da stronzi.


Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 7, 2025

"Cosa farai, dopo la guerra?"
"Voglio solo che nessuno mi rompa più i coglioni."

Da qui non si torna indietro. Dopo Guyana, la ribellione si espanderà a macchia d'olio. Di questo Alma ne è convinta, mentre conta i buchi che ha lasciato sui bersagli in fondo alla sala. Victor le insegna la postura, le abbassa le spalle, le sposta i piedi, le muove le mani. Su una cosa ha ragione. C'ha preso gusto, abbastanza affinché le mani le tremino un poco quando escono dal poligono. Un tremore accompagnato da un sottile filo di timore. Una scintilla di paura che le è rimasta incastrata nel cuore e che le stringe lo stomaco in una morsa difficile da allentare. La sensazione è quella dell'attesa del tuono dopo aver visto la luce del lampo.

"E' un buon motivo. Tienilo a mente. Tienili a mente tutti."

I suoi motivi li fa depositare sul fondo del bicchiere da cui beve. Non le serve poi molto per essere alticcia. Il fisico asciutto e spigoloso le consente di appannarsi la vista con poco. Ha menzionato Andre stasera, senza farne il nome. Ne ha parlato a bassa voce, come si fa con i segreti. Come si fa quando non si vuole svegliare qualcuno, forse per non dare modo alla sua coscienza di riportarglielo davanti agli occhi.

Butta giù grandi sorsi di whiskey con cui spera di sciogliere il nodo alla gola che tenta di strozzarla ogni volta che i ricordi si affacciano dietro le palpebre che s'abbassano. Quando la bottiglia finisce e Victor se ne va, lei non dice niente. Non lo ferma, anche se vorrebbe. Non si muove. Rimane lì seduta a contare le crepe sul soffitto, fino a che l'alba non la richiama fuori per un'ultima sigaretta.


"Una come te non si merita di stare in un posto del genere."

Nessuno lo merita. Ma sente di essere al suo posto.