martedì 20 febbraio 2018

Do you know, where the wild things go?



They go along to take your honey.






Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom - 2027

Inger si stringe una bambola rovinata al petto. Certe parti della città hanno poco da offrire.
Ma c'è chi trova un tesoro anche in qualcosa di spezzato. Vadylsav si perde a spingere un supereroe in miniatura lungo i confini della sua immaginazione, mentre Vadir le mostra il campo di battaglia che gli si srotola sul corpo. "Niciodata mai sclav". Mai più schiavo. Le spiega sorridendo quel tatuaggio, mentre le offre il petto per controllare il battito. Ha un cuore che vive più veloce di lui: brucia le tappe, come se avesse fretta di arrivare al traguardo finale. Quando le offre la schiena, le regala cicatrici spesse, che disegnano percorsi pieni di dolore, ma vuoti di rancore. Alma vorrebbe dire molte cose, ma rimane in silenzio.


Philadelphia, New York - North Town - 2027


"Allora mandami via."

Le fiamme che hanno distrutto il muretto si sono spente, ma Alma le ha ancora impresse nella retina. Le ha incastrate tra le palpebre anche quando lui si toglie la maschera per mostrarle un volto arrossato. Di nuovo ha imprigionato tra i denti mille parole, di nuovo il senso di colpa le stringe lo stomaco. Ma ha ragione lui: c'è poco tempo. Glielo ricorda il suo cuore, sul punto di esplodere. Glielo ricorda quello dell'altro, che inciampa ad ogni battito contro il petto. E' solo polvere. Quando torna a guardarlo gli rivolta addosso tutta la rabbia che possiede, come un cane randagio. Con la disperazione sorda dei condannati a morte, che si rivoltano contro il mondo intero senza pace e senza meta, senza possibilità di salvezza.

E forse vorrebbe anche allontanarlo.
Ma non lo fa.



Please don't go, I'll eat you whole.

domenica 18 febbraio 2018

Gli astri più luminosi sono affanni e sofferenze.

Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium, 2027


Quella che sogna Alma è un'apocalisse silenziosa.
E' sera e se ne sta in cima ad uno dei pochi palazzi ancora in piedi.
Tutti gli altri le crollano intorno. Più in là, in mezzo alla strada, c'è William.
Lo vede benissimo, con i suoi occhi di brace e le sue dita d'ombra.

Alma si sveglia di soprassalto e si ricorda che Inara se ne è andata.
Heldrich.
Mare.

Persino Routh.
Il petto le fa male ed ha la gola secca.
Pensa sempre meno ai volti che ha perso. Ad Andre.
Lui ha contorni sempre meno chiari. La memoria sta facendo il suo lavoro: gli sfuma i bordi, lo rende sorridente in quei pochi ricordi rimasti. Sta rimanendo solo il bello di Andre. Quello che ti fa guardare indietro con meno amaro in bocca. Anche il suo vero nome sta sfumando nella memoria. Valentine. Il volto di sua madre non lo ricorda, ma ogni tanto sogna ancora le sue labbra che si modellano su quel nome. Poi, sono le rughe di Babet, le sue mani nodose che ricuciono tagli e rimettono a posto ossa. Il cognome, come ogni trovatello, non lo ha mai avuto. Non hanno neanche fatto in tempo a registrarla. L'attestato della sua nascita è rimasto un foglietto di carta ingiallito, perso nei raccoglitori dell'ospedale, vicino a quello della sua presunta morte insieme ai suoi genitori.

Se chiude di nuovo gli occhi Alma vede le sue mani sporche di sangue. Ne sente in bocca il sapore, ne sente l'odore. Se chiude gli occhi Alma sogna di morire. E le sembra quasi di potersi liberare di quel peso enorme che le opprime il cuore.

Ma quando li riapre, quando si ricorda di aver scelto di essere Alma e non Valentine, quando non ritrova il sole della Guyana ma i muri freddi della base, quando ricorda ogni volto che ha perso, ogni volto per cui continua a lottare, si ricorda che Valentine è già morta.
Ma Alma non può permettersi di morire.