Visualizzazione post con etichetta Desert side. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Desert side. Mostra tutti i post

mercoledì 27 giugno 2018

Smaller pieces


Philadelphia New York - Hopefield Sanatorium 2027


E' come quando un vestito si strappa: lo puoi ricucire la prima volta.
La seconda volta è più difficile, ma con un po' di impegno, puoi riuscirci.
La terza volta le cose si fanno più complicate: la stoffa non regge più, si sfilaccia e bisogna metterci una toppa. Ma una toppa basta davvero, a nascondere un buco? 
E quando quel buco ce l'hai in pieno petto? Lo copre davvero, lo riempie, lo mette a tacere? O continua a divorarti lentamente?
Fino a quante volte si può ricucire qualcosa? Quanti pezzi servono, per fare una persona intera? Quanto dev'essere spesso il filo, resistente l'ago? E se se ne perde uno per strada?
Per quanto impegno ci si possa mettere, il risultato sarà sempre deforme. Ad un'anima strappata non si può ridare forma.



Quando Inger e Vladislav si svegliano, nel cuore della notte, c'è lei a consolarli. Le chiedono dove sia Vadir e lei sorride, regalando ad entrambi tutto il cuore che le rimane. Anche quel piccolo pezzettino distrutto e sanguinante. Racconta loro che è andato a prendere loro dei giocattoli bellissimi, che starà via per un po'. Ma che tornerà. Lo racconta a loro e, forse, cerca di convincersi a sua volta. Mette su la maschera migliore che ha, per leggere una favola abbastanza comoda su cui dormire. Quando i due bambini scivola nel sonno, fatica ad abbandonarli perché sanno di lui. La sua stanza, al contrario, sa di chiuso. Non ci entra quasi più e non lo fa neanche stanotte: si ferma per un attimo davanti a quella di Vadir, premendo la fronte contro la porta, prima di uscire. 


Philadelphia, New York - Desert Side 2027

Per le strade della Desert ricuce gente. Sutura tagli, misura temperature, placa gli animi tormentati. Si lascia inondare dalle storie altrui, dagli urli di disperazione, dai pianti sommessi. Fa tutto, per non sentire se stessa. Per non sentirsi urlare. Per non sentire i polmoni gonfiarsi ogni volta di più nel tentativo di spaccare le costole e liberarla di quel dolore che monta ad ogni respiro. Porta conforto agli altri, regalando tutto quello che ha, senza chiedere niente in cambio. Né a chi le chiede aiuto, né alla notte in cui si muove, da sola. Sa perfettamente come ricucire gli altri, ma non sa come tenere insieme i suoi stessi pezzi.


domenica 31 dicembre 2017

Remember how we forgot?


Remember how we forgot?
Remember how no one ever really died in the wars we fought?
Because each gunshot came from our finger tips
And we never really kept them loaded just in case
Because each enemy was a friend and none of it was about oil, religion or land
it was all just pretend [...]



Philadelphia, New York - 2027Desert side


Cheyenne è tornata a casa. E' tornata dalla sua gente. E' spuntata la sera, quando ormai parte del mercato si stava ritirando per fare spazio a qualche fuoco intorno al quale mangiare. E' spuntata facendosi largo in tutto il suo metro e trenta, tranquilla. Di quella tranquillità di cui solo i bambini sono capaci. Niente pianti, niente sensi di colpa. Ora Alma la guarda dormire. Le ha raccontato la storia di una bambina che riusciva a modellare le nuvole. Una bambina che creava incredibili disegni in cielo. Così belli, da riuscire a fermare ogni guerra. Così belli, da commuovere le nuvole stesse, facendole piangere sui terreni aridi. Ora la guarda dormire, con quella cascata di ricci compatti appoggiata sulle gambe, senza riuscire a liberarsi dell'amaro che le lega i denti. Ha ancora le orecchie piene dei fischi della folla, delle parole cariche di rabbia. In mezzo a tutte quelle persone, Alma si è sentita sola come non mai. Forse è per questo che spesso la sera torna al Desert side. Cerca il volto di Reina, segnato dalla storia dei suoi figli perduti. Reina, così forte nelle sue fragili ossa. Reina, che le sorride come se fosse sua madre. Cerca il volto di Salvador, perso in chissà quale regione della galassia. Guarda il cielo Salvador, alla ricerca di una risposta ad una domanda che ha già dimenticato. Alma li guarda e si chiede dove sarebbe ora, se non ci fosse stata la guerra. Dove sarebbe se Andre fosse ancora vivo. Alma guarda il cielo e sospira. Guarda il cielo e, alla fine, amaramente, sorride.



Let us live like we meant it
Let us burn like we mean it
Because this world doesn't give a shit if we end in a train wreck or a car crash
If our story ends with a dot or a dash
If we are dust or ash
Because all we were is all we'll be
[...]
Because we burn bright
Our lights leave scars on the sun

(Remember how we forgot - Shane Koyczan)


mercoledì 27 dicembre 2017

If we are to battle I must not be weak

"Una possibilità l'avevamo data. Non doveva per forza essere un aut aut."
"E quindi?"
"E quindi ora si risolve in un modo solo, almeno per me. O noi, o loro."
"..."

"Si poteva ancora vivere in pace. Non hanno voluto."



Philadelphia, New York - 2027, fine della guerra

Sull'asfalto giacevano pezzi di vetro e cadaveri in egual misura. Ormai ci si era abituati all'odore acre della morte. Niente faceva più differenza. Giorno, notte. Nemici, amici. C'era solo Magnus e la volontà di tornare a vedere il sole. Forse qualcuno se la ricordava anche, quella ragazza sottile che aveva combattuto fino allo stremo delle forze, con qualunque arma a disposizione. Che aveva visto conoscenti ed amici cadere. Alcuni s'erano rialzati, altri non più. Alcuni, alla fine, quando era piombato il silenzio e l'aria s'era fatta tersa di nuovo, quando gli allarmi delle macchine, stanchi, avevano smesso di gridare il loro fastidio, se n'erano andati, per scomparire oltre l'orizzonte. Anche lei avrebbe voluto sparire. Attraversare una parete per non spuntare dall'altra parte. Rimanere così, in bilico, fino a che i polmoni non le avessero chiesto ossigeno, per mescolarsi al cemento. Eppure, una nuova consapevolezza era nata dalla guerra. Un nuovo obiettivo: riprendersi il suo spazio nel mondo. Non sparire, ma esistere. Essere tangibile. Esserci, contare qualcosa. Fare la differenza. Smettere di accontentarsi.


Philadelphia, New York - 2027, Desert Side

Il mercato del Groundwater è un ammasso di disperati. A volte, se si sta troppo fermi in mezzo a quei passi, si rischia di ritrovarsi spaesati, dispersi, come naufraghi col mal di mare. E' per questo che Alma non si ferma mai. Fa avanti e indietro. Recupera medicinali, cibo, vestiti, giocattoli. Tutto ciò che può servire a chi vive in quel quartiere apocalittico. Ormai ha imparato a riconoscere alcuni volti. Reina, Cheyenne, Salvador. Porta bambole sopravvissute a Cheyenne, per cui inventa storie di lotta che attingono alla vita reale, di cui cambia particolari, nomi e finali, nel tentativo di lasciarle una parvenza d'infanzia. Porta da mangiare a Reina, le porta le medicine e qualcosa con cui coprirsi. A Salvador riserva i suoi reperti più strani. Oggetti deformi, che ormai hanno perso la loro funzione ed il loro motivo.


"I sopravvissuti" così li chiama, Salvador.
"Ce l'hai una sigaretta, Anima mia?"
"Non dovresti fumare, Dor" E per quanto glielo dica ogni volta, Alma ha già la sigaretta pronta in mano. E' quasi un rito il loro.
"Anche io sono un sopravvissuto. Come loro, come te. Le sigarette non ci uccidono, ci uccide ben altro."
Ormai anche quelle parole si ripetono, quasi sempre simili.
"E cosa ci uccide?"
"L'indifferenza, bambina mia.
L'indifferenza."