"Una possibilità l'avevamo data. Non doveva per forza essere un aut aut."
"E quindi?"
"E quindi ora si risolve in un modo solo, almeno per me. O noi, o loro."
"..."
"Si poteva ancora vivere in pace. Non hanno voluto."
Philadelphia, New York - 2027, fine della guerra
Sull'asfalto giacevano pezzi di vetro e cadaveri in egual misura. Ormai ci si era abituati all'odore acre della morte. Niente faceva più differenza. Giorno, notte. Nemici, amici. C'era solo Magnus e la volontà di tornare a vedere il sole. Forse qualcuno se la ricordava anche, quella ragazza sottile che aveva combattuto fino allo stremo delle forze, con qualunque arma a disposizione. Che aveva visto conoscenti ed amici cadere. Alcuni s'erano rialzati, altri non più. Alcuni, alla fine, quando era piombato il silenzio e l'aria s'era fatta tersa di nuovo, quando gli allarmi delle macchine, stanchi, avevano smesso di gridare il loro fastidio, se n'erano andati, per scomparire oltre l'orizzonte. Anche lei avrebbe voluto sparire. Attraversare una parete per non spuntare dall'altra parte. Rimanere così, in bilico, fino a che i polmoni non le avessero chiesto ossigeno, per mescolarsi al cemento. Eppure, una nuova consapevolezza era nata dalla guerra. Un nuovo obiettivo: riprendersi il suo spazio nel mondo. Non sparire, ma esistere. Essere tangibile. Esserci, contare qualcosa. Fare la differenza. Smettere di accontentarsi.
Philadelphia, New York - 2027, Desert Side
Il mercato del Groundwater è un ammasso di disperati. A volte, se si sta troppo fermi in mezzo a quei passi, si rischia di ritrovarsi spaesati, dispersi, come naufraghi col mal di mare. E' per questo che Alma non si ferma mai. Fa avanti e indietro. Recupera medicinali, cibo, vestiti, giocattoli. Tutto ciò che può servire a chi vive in quel quartiere apocalittico. Ormai ha imparato a riconoscere alcuni volti. Reina, Cheyenne, Salvador. Porta bambole sopravvissute a Cheyenne, per cui inventa storie di lotta che attingono alla vita reale, di cui cambia particolari, nomi e finali, nel tentativo di lasciarle una parvenza d'infanzia. Porta da mangiare a Reina, le porta le medicine e qualcosa con cui coprirsi. A Salvador riserva i suoi reperti più strani. Oggetti deformi, che ormai hanno perso la loro funzione ed il loro motivo.
"I sopravvissuti" così li chiama, Salvador.
"Ce l'hai una sigaretta, Anima mia?"
"Non dovresti fumare, Dor" E per quanto glielo dica ogni volta, Alma ha già la sigaretta pronta in mano. E' quasi un rito il loro.
"Anche io sono un sopravvissuto. Come loro, come te. Le sigarette non ci uccidono, ci uccide ben altro."
Ormai anche quelle parole si ripetono, quasi sempre simili.
"E cosa ci uccide?"
"L'indifferenza, bambina mia.
L'indifferenza."