mercoledì 14 marzo 2018

"No emotion, that's what business is"


"Lord have mercy on the witnesses."







Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027



Parla sicura, lì davanti a Kendra. Occupa tutti i suoi centimetri, rimanendo dritta davanti alla mutante, priva di dubbi.


"Sei già morta una volta. Sii pronta a farlo infinite volte."

Lo dice, come una condanna. Come se fosse l'unica cosa reale. Morire e rinascere, come una fenice. Cadere, rialzarsi e ripetere tutto da capo. Mentre guarda Kendra, ha la voce ferma, distorta dal voice scrambler, ma senza sbavature. E' convinta di ciò che dice. Sa che ciò che fa è giusto. Che ciò che dice è vero. Si arroga il diritto di quella consapevolezza, senza tentennamenti. 


Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium 2027

Quando si stringe a Vadir lo fa con rabbia. Il nuovo potere segue i moti del cuore e quando si lascia andare si ritrova a far scorrere sulla sua pelle carezze elettriche che si trasformano in graffi profondi. Si tuffa sulle sue labbra come un assetato, ripercorrendo le cicatrici che si porta sulla schiena come un cieco. Fuori piove e la realtà, almeno per quei pochi momenti, diventa un rumore di fondo. Lontano, distante. Dentro quella stanza piena di respiri, in quel letto caldo, Alma scivola in un sonno profondo. Lo sa che non ha molte ore per dormire. Il fisico cede facilmente, ma il cervello non sembra volerle dare pace. Ha ancora la comunicazione di Anja incastrata nei timpani. Wrecker è stato arrestato. E' crollato sotto i colpi della Force ed è stato portato via. Alma lo sa che queste sono le regole del gioco. Lo sa bene. Ma lo stomaco sembra volerglielo ricordare ogni volta che mangia. Pensa alla possibilità di perdere Victor. Pensa a quello che le ha detto tra i corridoi. Pensa a Vadir in manette, ad Inger e Vladislav in lacrime. Il cuore perde un colpo.


Philadelphia, New York - Ghost road 2027

"Visto che ti piaccio, se io crepassi, tu ne soffriresti almeno un po', giusto?"

Quando cade addosso a William, si sente come un animale braccato. Ha ancora impresso il loro ultimo incontro nella retina. E come sempre, vorrebbe scappare. Mentre passeggiano per la Ghost road Alma conta le crepe. Le segue come se fossero fiumi su un territorio roccioso distante chilometri, da cui sorgono alberi immensi, selvatici ed indomabili. Sapeva che ad un certo punto sarebbero arrivate le domande. Ma quando succede, non è pronta. Sulla mano corrono fulmini sottili, che si rincorrono arrotolandosi sulle dita per nascondersi sotto l'epidermide, nella manifestazione di un nuovo potere che ancora non sa controllare. 

"Se non condividi il tuo peso finirai per esserne schiacciata, lo sai vero?"

Lo sa, ed è per questo che s'abbandona a quel bacio.



martedì 6 marzo 2018

And if you're still breathing, you're the lucky ones.


'Cause most of us are heaving through corrupted lungs.


Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027

I rumori del Freaks le regalano sonni agitati.
Si è aggrappata a Vadir come ci si aggrappa agli scogli per liberarsi dall'abbraccio del mare.
Lo stomaco le si è accartocciato sotto il peso della vodka. Tra le palpebre ha impigliata l'immagine di William e dei tentacoli neri che gli si avvolgono intorno alle braccia. Il suo sorriso, quello di Eugenie ed i suoi occhi famelici le corrono sulla retina senza darle pace. Ha represso troppe cose, spingendole a forza giù per la gola, comprimendole nello spazio esiguo tra le costole, nelle fessure tra gli organi. L'espressione terrorizzata della figlia di Nemex, le suppliche al telefono di John. Tutto il suo amore per la moglie. La notizia dell'esplosione al porto, Genosha che le ricorda dei bambini. Come se non lo sapesse, come se non avesse già abbastanza sensi di colpa da portarsi addosso. 


"Stiamo facendo la cosa giusta"


Lo sa. Lo sa bene, mentre sistema le cariche. Lo sa bene, ma continua a sentirsi la gola stretta in un nodo. Si chiede se Inara e Mare abbiano trovato una formula magica per portare avanti tutto, senza gravare su vite innocenti. Si chiede come facesse Inara a portarsi tutto quel peso sulle spalle, come una divinità dalla forza infinita. Lei non la sente, tutta quella forza. Cerca di convincersi di averla, ma la verità è che ha gli occhi sempre più stanchi. Che è costretta a prendere decisioni più grandi di lei e quando Victor e Vadir la rassicurano, si sente l'amaro in bocca di una consolazione troppo magra. 


Guyana, Matoury - Paradise 2020 


"Prendiamo un aereo e andiamocene." Andre è magro e guarda il cielo.
Gli aerei volano su Matoury planando dolcemente verso le piste di atterraggio in lontananza.
"Si, lo rubiamo. Tu vai eh, io ti raggiungo. Stai un attimo fermo." Sorride Alma, mentre cerca di richiudergli un taglio su un braccio con uno degli ultimi cerotti della scatola. 
"No dico sul serio." Insiste, quel ragazzino dagli occhi chiari e la pelle scura.
Poco lontano da loro, appesa sulla parete frontale della baracca di lamiera che chiamano casa, c'è appeso un cartello storto. "Paradise". Sono poche lettere, rosse e tremolanti.
Il giorno in cui Andre è arrivato, ha deciso di dare un nome a quelle quattro pareti. Gli ha regalato una nuova vita.
"Le anime vanno in paradiso, no?" Forse è proprio per quella battuta che Alma ha accettato quella parentela fasulla, rendendola reale. Babet ha sfamato entrambi, come se ci fossero sempre stati. Li ha curati ed accuditi. La prima volta che il gene mutante di Alma si è attivato, Babet l'ha calmata. L'ha fatta respirare di nuovo e le ha fatto ritrovare la consistenza della sua pelle sotto i polpastrelli, nel caldo afoso di un pomeriggio.
Quando è stato quello di Andre a risvegliarsi, Babet era lontana e c'erano solo fucili a calmarlo, fermandogli il respiro.


Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027


Quando si sveglia lo fa di soprassalto. Si sveglia prima dei bambini, con la prima luce del giorno che s'intrufola tra le tende del caravan. Si sveglia prima di Vadir che la tiene bloccata nel letto. Ha la gola secca, ma non vuole muoversi. Rimane lì, rinchiusa in quell'abbraccio, immobile come una preda finita in trappola. Lo guarda in silenzio, fino ad addormentarsi di nuovo.

lunedì 5 marzo 2018

I said to the sun "tell me about the big bang".

The sun said "It hurts to become"


Zoe Taylor.
Emma Storm.
Alma Vidar.
Valentine...

Il documento falso è nuovo e lucido e riporta dati non suoi. Il suo vecchio documento è rovinato. E riporta dati non suoi, ma che ha deciso di rendere reali. Zoe Taylor vuole andare a vivere in California. Vuole sdraiarsi su una spiaggia a prendere il sole, bere, ridere, innamorarsi. Zoe Taylor ha una vita piena di musica, di sorrisi. Forse ha anche un figlio. O lo avrà, quando avrà finito di studiare. Zoe Taylor ha tutto quello che si può desiderare. Una famiglia perfetta, da copertina.
Guarda quel documento lucido e nuovo, con lo stomaco stretto e si ricorda di non essere neanche Alma Vidar. Forse, non è neanche Valentine.

Zoe Taylor ha i capelli biondi, spettinati, selvaggi. Lei quelli di chi non dorme e se lo fa si risveglia in un bagno di sudore, dopo aver preso a pugni il cuscino. Zoe Taylor dorme sonni tranquilli. Alma Vidar non dorme da anni. Ripensa a William che le dice che le piace. E pensa che per lui sarebbe stata perfetta, Zoe. Che lei, al contrario, ha il ventre arido ed il cuore troppo rotto. Che ha spalle troppo fragili e palpebre troppo pesanti. Che ha la pelle troppo bianca ed i capelli troppo corti. Si chiede come sarebbe stata Valentine, cresciuta nella Guyana francese da due amorevoli genitori, se solo si fossero degnati di sopravvivere. Se non avesse mai scoperto i suoi poteri. Se non avesse mai conosciuto Andre, Babet, Reina, Cheyenne, Salvadòr. Se non avesse mai conosciuto Inara, Heldrich, Mare, Victor, Wrecker, Routh, Anja, Kane. Vadir. Tutti quei nomi richiedono un respiro più grosso, più grande di quelli che il suo petto può contenere.

Zoe Taylor ha una vita perfetta, ma non ha volti da ricordare.

martedì 20 febbraio 2018

Do you know, where the wild things go?



They go along to take your honey.






Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom - 2027

Inger si stringe una bambola rovinata al petto. Certe parti della città hanno poco da offrire.
Ma c'è chi trova un tesoro anche in qualcosa di spezzato. Vadylsav si perde a spingere un supereroe in miniatura lungo i confini della sua immaginazione, mentre Vadir le mostra il campo di battaglia che gli si srotola sul corpo. "Niciodata mai sclav". Mai più schiavo. Le spiega sorridendo quel tatuaggio, mentre le offre il petto per controllare il battito. Ha un cuore che vive più veloce di lui: brucia le tappe, come se avesse fretta di arrivare al traguardo finale. Quando le offre la schiena, le regala cicatrici spesse, che disegnano percorsi pieni di dolore, ma vuoti di rancore. Alma vorrebbe dire molte cose, ma rimane in silenzio.


Philadelphia, New York - North Town - 2027


"Allora mandami via."

Le fiamme che hanno distrutto il muretto si sono spente, ma Alma le ha ancora impresse nella retina. Le ha incastrate tra le palpebre anche quando lui si toglie la maschera per mostrarle un volto arrossato. Di nuovo ha imprigionato tra i denti mille parole, di nuovo il senso di colpa le stringe lo stomaco. Ma ha ragione lui: c'è poco tempo. Glielo ricorda il suo cuore, sul punto di esplodere. Glielo ricorda quello dell'altro, che inciampa ad ogni battito contro il petto. E' solo polvere. Quando torna a guardarlo gli rivolta addosso tutta la rabbia che possiede, come un cane randagio. Con la disperazione sorda dei condannati a morte, che si rivoltano contro il mondo intero senza pace e senza meta, senza possibilità di salvezza.

E forse vorrebbe anche allontanarlo.
Ma non lo fa.



Please don't go, I'll eat you whole.

domenica 18 febbraio 2018

Gli astri più luminosi sono affanni e sofferenze.

Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium, 2027


Quella che sogna Alma è un'apocalisse silenziosa.
E' sera e se ne sta in cima ad uno dei pochi palazzi ancora in piedi.
Tutti gli altri le crollano intorno. Più in là, in mezzo alla strada, c'è William.
Lo vede benissimo, con i suoi occhi di brace e le sue dita d'ombra.

Alma si sveglia di soprassalto e si ricorda che Inara se ne è andata.
Heldrich.
Mare.

Persino Routh.
Il petto le fa male ed ha la gola secca.
Pensa sempre meno ai volti che ha perso. Ad Andre.
Lui ha contorni sempre meno chiari. La memoria sta facendo il suo lavoro: gli sfuma i bordi, lo rende sorridente in quei pochi ricordi rimasti. Sta rimanendo solo il bello di Andre. Quello che ti fa guardare indietro con meno amaro in bocca. Anche il suo vero nome sta sfumando nella memoria. Valentine. Il volto di sua madre non lo ricorda, ma ogni tanto sogna ancora le sue labbra che si modellano su quel nome. Poi, sono le rughe di Babet, le sue mani nodose che ricuciono tagli e rimettono a posto ossa. Il cognome, come ogni trovatello, non lo ha mai avuto. Non hanno neanche fatto in tempo a registrarla. L'attestato della sua nascita è rimasto un foglietto di carta ingiallito, perso nei raccoglitori dell'ospedale, vicino a quello della sua presunta morte insieme ai suoi genitori.

Se chiude di nuovo gli occhi Alma vede le sue mani sporche di sangue. Ne sente in bocca il sapore, ne sente l'odore. Se chiude gli occhi Alma sogna di morire. E le sembra quasi di potersi liberare di quel peso enorme che le opprime il cuore.

Ma quando li riapre, quando si ricorda di aver scelto di essere Alma e non Valentine, quando non ritrova il sole della Guyana ma i muri freddi della base, quando ricorda ogni volto che ha perso, ogni volto per cui continua a lottare, si ricorda che Valentine è già morta.
Ma Alma non può permettersi di morire.



mercoledì 3 gennaio 2018

Dal mio corpo in putrefazione cresceranno dei fiori [...]




[...] e io sarò dentro di loro: questa è l'eternità.
                                                                                                                                                                  (Edvard Munch)




Philadelphia, New York - Da qualche parte nella North Town, 2027

Il silenzio a volte sa essere una presenza ingombrante. Lo è quando entrano nel capannone. Alma entra per prima: attraversa la porta come se non ci fosse mai stata. Lei, o l'anta di metallo, poco importa. Trattenere il respiro le sembra un'impresa titanica, in quel frangente. Il silenzio sa essere una presenza ingombrante, soprattutto quando viene rotto. Il manico della scopa che cade, quando l'inserviente si ritrova la pistola puntata contro, è assordante. La voce di Inara che la raggiunge ed inizia ad inveire, la lascia muta. Non ha il coraggio di guardare le ciocche bionde che scivolano oltre il telo, riversandosi sul pavimento. Non ha il coraggio neanche di guardare il cactus enorme che ha sfondato il soffitto, con le spine sporche di sangue. Lascia alle altre due le parole. Lei prende la mira su gambe tremanti e mani alzate. E deglutisce, al pari di un pellegrino nel deserto.
Non riesce neanche a tirare un sospiro di sollievo, quando Routh alza il telo.
Sono occhi azzurri, spalancati nel vuoto, quelli che si affacciano oltre. Ha un bigliettino incastrato tra le dita. La sua lettera di addio, donata a loro, arrivate troppo tardi per salvarla.



"[...]Se stai leggendo questa lettera... significa che sono morta. [...] Volevo avere una casa, una casa mia. Piena di fiori sul balcone. [...] Non si dovrebbe morire prima di aver avuto il tempo dei fiori nella vita. [...] Spero che il mondo cambi. Spero che ci siano fiori, nel futuro di tutti. Anche se io non lo vedrò."


Philadelphia, New York - Freaks' Kindom, 2027

"Tu invece, in un altro mondo cosa avresti voluto fare?"

Parla di spiagge, con Jimmy. Lei non sa il suo nome, lui ricorda la sua faccia. Ma nessuno dei due sembra voler sottolineare la cosa. Si parlano come se si conoscessero, ma si guardano bene dal chiedere. Stanotte, c'è bisogno di tranquillità. Lo sa anche il parco giochi: la ruota panoramica non cigola. I tendoni non si smuovono sotto la brezza. Giocano al gioco dei se. Lui lo fa con leggerezza, lei con la pesantezza di chi non sa più immaginare un posto migliore. La guerra è riuscita a romperla. Di notte, i volti dei morti tornano a farle visita. Le affollano la mente, mescolandosi in un'entità unica, un mostro fatto di occhi, bocche, sangue e carne ormai marcia. E per i cadaveri che immagina, quelli di cui non ha certezza, spera ci fossero almeno i fiori.




domenica 31 dicembre 2017

Remember how we forgot?


Remember how we forgot?
Remember how no one ever really died in the wars we fought?
Because each gunshot came from our finger tips
And we never really kept them loaded just in case
Because each enemy was a friend and none of it was about oil, religion or land
it was all just pretend [...]



Philadelphia, New York - 2027Desert side


Cheyenne è tornata a casa. E' tornata dalla sua gente. E' spuntata la sera, quando ormai parte del mercato si stava ritirando per fare spazio a qualche fuoco intorno al quale mangiare. E' spuntata facendosi largo in tutto il suo metro e trenta, tranquilla. Di quella tranquillità di cui solo i bambini sono capaci. Niente pianti, niente sensi di colpa. Ora Alma la guarda dormire. Le ha raccontato la storia di una bambina che riusciva a modellare le nuvole. Una bambina che creava incredibili disegni in cielo. Così belli, da riuscire a fermare ogni guerra. Così belli, da commuovere le nuvole stesse, facendole piangere sui terreni aridi. Ora la guarda dormire, con quella cascata di ricci compatti appoggiata sulle gambe, senza riuscire a liberarsi dell'amaro che le lega i denti. Ha ancora le orecchie piene dei fischi della folla, delle parole cariche di rabbia. In mezzo a tutte quelle persone, Alma si è sentita sola come non mai. Forse è per questo che spesso la sera torna al Desert side. Cerca il volto di Reina, segnato dalla storia dei suoi figli perduti. Reina, così forte nelle sue fragili ossa. Reina, che le sorride come se fosse sua madre. Cerca il volto di Salvador, perso in chissà quale regione della galassia. Guarda il cielo Salvador, alla ricerca di una risposta ad una domanda che ha già dimenticato. Alma li guarda e si chiede dove sarebbe ora, se non ci fosse stata la guerra. Dove sarebbe se Andre fosse ancora vivo. Alma guarda il cielo e sospira. Guarda il cielo e, alla fine, amaramente, sorride.



Let us live like we meant it
Let us burn like we mean it
Because this world doesn't give a shit if we end in a train wreck or a car crash
If our story ends with a dot or a dash
If we are dust or ash
Because all we were is all we'll be
[...]
Because we burn bright
Our lights leave scars on the sun

(Remember how we forgot - Shane Koyczan)


mercoledì 27 dicembre 2017

If we are to battle I must not be weak

"Una possibilità l'avevamo data. Non doveva per forza essere un aut aut."
"E quindi?"
"E quindi ora si risolve in un modo solo, almeno per me. O noi, o loro."
"..."

"Si poteva ancora vivere in pace. Non hanno voluto."



Philadelphia, New York - 2027, fine della guerra

Sull'asfalto giacevano pezzi di vetro e cadaveri in egual misura. Ormai ci si era abituati all'odore acre della morte. Niente faceva più differenza. Giorno, notte. Nemici, amici. C'era solo Magnus e la volontà di tornare a vedere il sole. Forse qualcuno se la ricordava anche, quella ragazza sottile che aveva combattuto fino allo stremo delle forze, con qualunque arma a disposizione. Che aveva visto conoscenti ed amici cadere. Alcuni s'erano rialzati, altri non più. Alcuni, alla fine, quando era piombato il silenzio e l'aria s'era fatta tersa di nuovo, quando gli allarmi delle macchine, stanchi, avevano smesso di gridare il loro fastidio, se n'erano andati, per scomparire oltre l'orizzonte. Anche lei avrebbe voluto sparire. Attraversare una parete per non spuntare dall'altra parte. Rimanere così, in bilico, fino a che i polmoni non le avessero chiesto ossigeno, per mescolarsi al cemento. Eppure, una nuova consapevolezza era nata dalla guerra. Un nuovo obiettivo: riprendersi il suo spazio nel mondo. Non sparire, ma esistere. Essere tangibile. Esserci, contare qualcosa. Fare la differenza. Smettere di accontentarsi.


Philadelphia, New York - 2027, Desert Side

Il mercato del Groundwater è un ammasso di disperati. A volte, se si sta troppo fermi in mezzo a quei passi, si rischia di ritrovarsi spaesati, dispersi, come naufraghi col mal di mare. E' per questo che Alma non si ferma mai. Fa avanti e indietro. Recupera medicinali, cibo, vestiti, giocattoli. Tutto ciò che può servire a chi vive in quel quartiere apocalittico. Ormai ha imparato a riconoscere alcuni volti. Reina, Cheyenne, Salvador. Porta bambole sopravvissute a Cheyenne, per cui inventa storie di lotta che attingono alla vita reale, di cui cambia particolari, nomi e finali, nel tentativo di lasciarle una parvenza d'infanzia. Porta da mangiare a Reina, le porta le medicine e qualcosa con cui coprirsi. A Salvador riserva i suoi reperti più strani. Oggetti deformi, che ormai hanno perso la loro funzione ed il loro motivo.


"I sopravvissuti" così li chiama, Salvador.
"Ce l'hai una sigaretta, Anima mia?"
"Non dovresti fumare, Dor" E per quanto glielo dica ogni volta, Alma ha già la sigaretta pronta in mano. E' quasi un rito il loro.
"Anche io sono un sopravvissuto. Come loro, come te. Le sigarette non ci uccidono, ci uccide ben altro."
Ormai anche quelle parole si ripetono, quasi sempre simili.
"E cosa ci uccide?"
"L'indifferenza, bambina mia.
L'indifferenza."


lunedì 22 maggio 2017

Nothing ever last forever

C'è un strano odore nell'aria.
Ha lasciato la Danger Room con la sorda sensazione aggrappata ai nervi di non rientrarci mai più.
Ha percorso tutti i corridoi del Sanatorium in silenzio, senza incontrare nessuno, accompagnata solo dal rumore dei suoi passi. Si è rivestita, ha spazzolato i capelli e ha fumato un'ultima sigaretta.
Poi, è uscita.
La nave incombe su di loro. Copre il cielo ed il sole sopra le loro teste, costringendoli ad un sempiterno tramonto. Alma si riempie i polmoni e chiude gli occhi, cercando di trattenere il respiro più che può. Trattiene il respiro arrivando quasi al limite, col rischio di attivare il potere. Forse un po' ci spera: slegare gli atomi, diventare immateriale e colare dentro il terreno per farsi radice.
Lascia andare i muscoli ed espira, prima di riaprire gli occhi.
Poi, va. S'incammina.
Quello strano odore persiste nell'aria e, per qualche istante, pensa di averlo lei nelle narici.
Eppure non è un odore conosciuto, è qualcosa che le risveglia i sensi, allertandola.
Sta per succedere qualcosa. Il profilo di Philadelphia si staglia, distante. E lei si ferma, in mezzo al prato.




lunedì 8 maggio 2017

It don't matter, where you bury me, I'll be home and I'll be free.

Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 2, 2025


Heldrich la rimette in sesto quasi senza toccarla. Scava nel foro prodotto dalla pallottola, a caccia di frammenti come un cercatore d'oro, con delicatezza, mentre Alma fluttua nella bolla prodotta dall'antidolorifico. Le parla e lei lo ascolta come una bambina ascolta una favola.
Lo guarda lavorare come guardava Babet, al campo. Lo studia, ne accoglie la carezza sulla fronte.
E si addormenta pensando che le è andata bene. Che morire così sarebbe stato da stronzi.


Philadelphia, Hopefield sanatorium, New York, May 7, 2025

"Cosa farai, dopo la guerra?"
"Voglio solo che nessuno mi rompa più i coglioni."

Da qui non si torna indietro. Dopo Guyana, la ribellione si espanderà a macchia d'olio. Di questo Alma ne è convinta, mentre conta i buchi che ha lasciato sui bersagli in fondo alla sala. Victor le insegna la postura, le abbassa le spalle, le sposta i piedi, le muove le mani. Su una cosa ha ragione. C'ha preso gusto, abbastanza affinché le mani le tremino un poco quando escono dal poligono. Un tremore accompagnato da un sottile filo di timore. Una scintilla di paura che le è rimasta incastrata nel cuore e che le stringe lo stomaco in una morsa difficile da allentare. La sensazione è quella dell'attesa del tuono dopo aver visto la luce del lampo.

"E' un buon motivo. Tienilo a mente. Tienili a mente tutti."

I suoi motivi li fa depositare sul fondo del bicchiere da cui beve. Non le serve poi molto per essere alticcia. Il fisico asciutto e spigoloso le consente di appannarsi la vista con poco. Ha menzionato Andre stasera, senza farne il nome. Ne ha parlato a bassa voce, come si fa con i segreti. Come si fa quando non si vuole svegliare qualcuno, forse per non dare modo alla sua coscienza di riportarglielo davanti agli occhi.

Butta giù grandi sorsi di whiskey con cui spera di sciogliere il nodo alla gola che tenta di strozzarla ogni volta che i ricordi si affacciano dietro le palpebre che s'abbassano. Quando la bottiglia finisce e Victor se ne va, lei non dice niente. Non lo ferma, anche se vorrebbe. Non si muove. Rimane lì seduta a contare le crepe sul soffitto, fino a che l'alba non la richiama fuori per un'ultima sigaretta.


"Una come te non si merita di stare in un posto del genere."

Nessuno lo merita. Ma sente di essere al suo posto.







sabato 6 maggio 2017

Breathe

Guyana, da qualche parte vicino al confine - 2023


"Respira. Respira, prima di mettere il sacchetto in testa.
I cani lo sentono. Li hanno addestrati apposta.
Non lo so come cazzo fanno, ma lo fanno. E' la seconda volta che ci provo.
Ma questa volta passo."

Gabriel le sorride, con gli occhi pieni di speranza. Questa è la volta buona. Glielo si legge in faccia, un ottimismo al limite dell'idiozia. Le frontiere sono battute da miriadi di soldati. Vogliono che ognuno rimanga nel suo stato. Che chi viene da Guyana, torni in Guyana. O che vada in galera. Hanno paura che qualche facinoroso riesca a sfuggirgli, passando proprio sotto i loro nasi. E allora hanno allineato i loro furgoni, lucidato le scarpe e caricato i fucili.
Ne sa qualcosa Alma. Ne sa qualcosa il corpo di suo fratello, abbandonato in mezzo alle sterpaglie.

"A proposito, non dovevate essere in due?"

Il senso di colpa la divora e non la fa parlare. Lascia le parole a Gabriel e al suo sorriso storto, alla sua aria da inguaribile romantico. Lei si limita a scuotere il capo e a costringere i muscoli in un'espressione che quasi le fa male. Tiene i denti così stretti che teme di non riuscire più a riaprire la bocca. Il senso di colpa è come una miriade di tarli che le scavano dentro: alcuni si nascondono nel cervello, convincendolo che l'immagine di Andre a terra sia la migliore da farle vedere quando chiude gli occhi; altri nel cuore, dove banchettano con un rimorso che corrode ogni fibra dell'essere; altri fanno la tana nello stomaco, dove germoglia la certezza che, in fondo, si meritava di fare la stessa fine.

Non c'è più tempo per pensare però. O forse ce ne è anche troppo. Gabriel le fa cenno di fare silenzio, come se non ne avesse fatto abbastanza. Le sorride di nuovo, inspira a pieni polmoni e mette il sacchetto sulla testa. Alma lo imita e il furgone si ferma. Si sentono voci fuori, tante voci, che si mischiano ai latrati infernali di cani sovreccitati come i loro padroni, pronti a scovare clandestini.
Sembrano passare ore. Gabriel le tiene la mano e la stringe forte, come per farle capire che è ancora lì, che è vivo. Le stringe la mano e lei sente che sta per succedere. Che il suo potere a breve si attiverà e la farà finire fuori dal camion, contro l'asfalto tra le ruote.




Poi, il camion riparte. I latrati si fanno lontani, così come le parole dei loro padroni. Il motore riempie le orecchie e scaccia per alcuni istanti il volto di Andre dalla testa di Alma che affiora dal sacchetto. Gabriel le sorride.

"Te l'ho detto che questa volta ce la faccio."