martedì 1 maggio 2018
Sei chicchi
"Scopate?"
"E' più complicato di così"
"La ami?"
Guarda Wrecker in silenzio e solo in quel momento lo vede più umano di quello che ha sempre creduto. Va oltre la maschera, oltre la pelle di metallo e vede un cuore pulsante.
Si ritrova a ripensarci parecchi giorni dopo, quando ritrova il volto di Vadir nella penombra della sua stanza. Avrebbe potuto superarla con facilità quella porta. Si sarebbe potuta infiltrare come uno spiffero d'aria. Eppure ha aspettato che fosse lui a darle il via libera. Ha aspettato pazientemente che la lasciasse avvicinare, che si togliesse la maschera. Che le facesse vedere cos'era rimasto del suo volto, sotto tutta quella plastica colorata. Quando ha acceso la luce, si è ritrovata davanti un cadavere. Addosso aveva una pupilla bianca. Quando l'ha sfiorato, le ha toccato qualcosa che neanche pensava d'avere: l'anima. E bruciava, terribilmente. Si è ritrovata ad accoglierlo in un abbraccio soffocante, a baciarlo come se fosse l'ultima volta, tra i suoi infiniti "grazie".
Quando esce fuori dal Nest lo fa dopo la pioggia, per riempirsi i polmoni di aria gelida e di fumo. Si siede con le gambe a penzoloni verso il vuoto, appoggiandosi sempre alla cornice della stessa finestra. Aspetta Wade, per fumare in compagnia, in silenzio. E in quel silenzio si ritrova a parlare. Wade lo sa che non ha il permesso per il suo cranio, ma in quelle poche occasioni gli lascia la libertà di spolverarle la superficie del cervello. Parlano, rimanendo con le labbra sigillate. E tra tutte le parole che le galleggiano negli occhi, Wade ne trova due, semplici. Così semplici da crearle una voragine nel petto.
"Lo ami?"
domenica 29 aprile 2018
Siamo in guerra con il mondo
"Ci sono lividi che guariscono anche solo con uno sguardo. Dipende da chi te lo dona quello sguardo. E perché. Non sottovalutarli, gli sguardi. Io potevo vedere solo quello la prima volta che ti ho incontrata. E gli ho affidato Eva oltre che me stessa." (Izzy, Hopefield Sanatorium)
Fa fatica a respirare. Le costole le ricordano la frattura ogni volta che prova ad inghiottire aria. Non si è fermata da quando sono andati a recuperare la famiglia di Naomi. Ha ancora impresso lo sguardo di Robin che si alza dal corpo esanime di suo padre. E' vuoto, vacuo. Quando si scaglia contro uno dei finti poliziotti, è piena di rancore e di rabbia. Prende fuoco, illuminando la notte. E Alma rimane immobile a guardarla, senza riuscire a muoversi abbastanza velocemente per darle una mano. Si ferma in ammirazione, prima di infilarsi nel furgone insieme a Victor, Jeyne e le due ragazze. Per tutto il tragitto rimane in silenzio, tamponando le ferite.
Non ha neanche il tempo di sdraiarsi. Riesce giusto a stabilizzare Victor quando torna alla base. Si ritrova di nuovo in macchina dopo pochi secondi. Le scale dell'Inferno le scende più in fretta di quanto potrebbe: si è riempita di antidolorifici e la testa le galleggia come in una bolla di sapone. Quando trova Vadir mezzo svenuto, deve frenare l'istinto per non lanciarglisi addosso. Si ritrova a ricucirlo ancora una volta. Le mani sono salde, per quanto la stanchezza le permette. Abitudine. Ma negli occhi porta ancora l'immagine della madre e del padre di Robin e di Kerry, riversi sull'asfalto. Non riesce a guardare Vadir. Si dà la colpa ancora una volta per quello che è successo. A certe cose non ci si può abituare. In quel momento vorrebbe solo rannicchiarsi vicino al semidio e dormire. Lasciarsi andare contro di lui, riempirsi le orecchie del rumore del suo cuore malato e scivolare in un sonno profondo. Ma non può. Finisce di ricucirlo e lascia che il sonno stanotte prenda lui.
Send our regards to a nation on fire
And with love a bouquet of barbed wire
venerdì 6 aprile 2018
I'm so tired
E' la cosa più vicina ad una vacanza che possano permettersi.
La prima, per entrambi. Hanno deciso così.
Il caldo è asfissiante, ma non sembra importare. Non a lei, almeno.
"Che importanza ha?"[...]"Forse lo odia... forse ha mangiato quei chicchi di sua spontanea volontà e non per inganno, forse lo ama pazzamente quando lui ama lei, ma non voleva fare un dispetto alla madre..." [...] "Forse lui ama per entrambi?"
La prima, per entrambi. Hanno deciso così.
Il caldo è asfissiante, ma non sembra importare. Non a lei, almeno.
"Che importanza ha?"[...]"Forse lo odia... forse ha mangiato quei chicchi di sua spontanea volontà e non per inganno, forse lo ama pazzamente quando lui ama lei, ma non voleva fare un dispetto alla madre..." [...] "Forse lui ama per entrambi?"
"E' che io non posso permettermi neanche quei sei chicchi" [...] "Possiamo restare qui, così, per sempre?"
"Non ti chiederei mai di mangiarli" [...] "Lo vorrei."
Gli indigeni parlano di una storia e non di una leggenda. Sono stati molto chiari, su quel punto. Alma continua a pensare ai loro volti anche quando ormai si rigira sulle foglie, tra le braccia di Vadir. C'ha provato ad addormentarsi. Ma tutto il silenzio vivo della foresta si mescola ai suoi pensieri, senza farle trovare pace. Si schiaccia contro Vadir più che può. Gli ruba l'odore e lo nasconde nei polmoni. Incastra il volto nell'incavo del suo collo. Quando l'altro si muove, parla, quando si agita, lei lo stringe più forte. Cerca di calmargli i sogni baciandogli la fronte e le labbra, cullandolo. E solo quando finalmente gli si placa l'anima, si lascia andare a sua volta, sprofondando in un sonno profondo.
Out here
Barely see my breath
Surrounded
By jealousy and death
I can't be reached
Only had one call
Dragged underneath
Separate from you all
You all
This time
Lost my own return
In spite of
Everything I've learned
I hid my tracks
Spit out all my air
Slipped into cracks
Stripped of all my cares
My cares
I'm so tired
Sheep are counting me
No more struggle
No more energy
No more patient
You can write that down
It's all too crazy
I'm not sticking round
lunedì 2 aprile 2018
Sinking stone
"Facciamo che io scappo e tu provi a prendermi?"
Quello che faceva con Andre era un gioco innocente. Bastava toccarlo: si correva un po', poi appena la mano di Alma gli toccava la spalla, Andre alzava le mani e si metteva a ridere, col fiatone che gli spezzava le gambe e gli appesantiva il petto. Un gioco, come un altro. Il gioco più vecchio ed innocuo del mondo. Niente catene, niente prigione.
-
Prima hanno preso Wrecker. Quando l'ha rivisto, dopo i pochi ed infiniti giorni di sandman, Alma non ha potuto non provare rabbia. Nell'immaginario di Alma, Wrecker è indistruttibile. Era già di metallo prima che lo diventasse davvero, ricoprendosi di ferro. Eppure, quando l'ha trovato addormentato, accerchiato da bottiglie di birra vuote, quando l'ha sentito biascicare, è stato come ricevere l'ennesimo pugno nello stomaco.
Poi, hanno preso Anja e Victor. Quando è tornata alla base, quando ne ha ritrovato i muri, l'immagine di entrambi in manette è riuscita a spezzarle le gambe, facendola accasciare a terra.
"Non è colpa tua. Ognuno deve badare a se stesso."
E per quanto Vadir cerchi di farla alzare, il peso di quegli arresti le grava sulle spalle e la costringe contro il pavimento. Respira a fatica. Anche quando finalmente riesce a raggiungere il letto, non sembra intenzionata a smuoversi più di tanto. Gli racconta di Andre. Accenna alla Guyana per la prima volta da quando è arrivata a Philadelphia, diversi anni fa.
"Pensi che gli sarebbe piaciuta, l'America?"
Ad Andre sarebbero piaciute le strade immense, i palazzi che si allungano fino al cielo, le confezioni enormi di pop corn al cinema. Gli sarebbe piaciuto tutto quello spazio infinito, pregno di una vita a tratti feroce, coloratissima.
Quando, finalmente, crolla addormentata contro Vadir, dopo avergli strappato un abbraccio abbastanza profondo da annegarci dentro, affonda nel mare che l'altro sognava di attraversare.
mercoledì 14 marzo 2018
"No emotion, that's what business is"
"Lord have mercy on the witnesses."
Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027
Parla sicura, lì davanti a Kendra. Occupa tutti i suoi centimetri, rimanendo dritta davanti alla mutante, priva di dubbi.
"Sei già morta una volta. Sii pronta a farlo infinite volte."
Lo dice, come una condanna. Come se fosse l'unica cosa reale. Morire e rinascere, come una fenice. Cadere, rialzarsi e ripetere tutto da capo. Mentre guarda Kendra, ha la voce ferma, distorta dal voice scrambler, ma senza sbavature. E' convinta di ciò che dice. Sa che ciò che fa è giusto. Che ciò che dice è vero. Si arroga il diritto di quella consapevolezza, senza tentennamenti.
Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium 2027
Quando si stringe a Vadir lo fa con rabbia. Il nuovo potere segue i moti del cuore e quando si lascia andare si ritrova a far scorrere sulla sua pelle carezze elettriche che si trasformano in graffi profondi. Si tuffa sulle sue labbra come un assetato, ripercorrendo le cicatrici che si porta sulla schiena come un cieco. Fuori piove e la realtà, almeno per quei pochi momenti, diventa un rumore di fondo. Lontano, distante. Dentro quella stanza piena di respiri, in quel letto caldo, Alma scivola in un sonno profondo. Lo sa che non ha molte ore per dormire. Il fisico cede facilmente, ma il cervello non sembra volerle dare pace. Ha ancora la comunicazione di Anja incastrata nei timpani. Wrecker è stato arrestato. E' crollato sotto i colpi della Force ed è stato portato via. Alma lo sa che queste sono le regole del gioco. Lo sa bene. Ma lo stomaco sembra volerglielo ricordare ogni volta che mangia. Pensa alla possibilità di perdere Victor. Pensa a quello che le ha detto tra i corridoi. Pensa a Vadir in manette, ad Inger e Vladislav in lacrime. Il cuore perde un colpo.
Philadelphia, New York - Ghost road 2027
"Visto che ti piaccio, se io crepassi, tu ne soffriresti almeno un po', giusto?"
Quando cade addosso a William, si sente come un animale braccato. Ha ancora impresso il loro ultimo incontro nella retina. E come sempre, vorrebbe scappare. Mentre passeggiano per la Ghost road Alma conta le crepe. Le segue come se fossero fiumi su un territorio roccioso distante chilometri, da cui sorgono alberi immensi, selvatici ed indomabili. Sapeva che ad un certo punto sarebbero arrivate le domande. Ma quando succede, non è pronta. Sulla mano corrono fulmini sottili, che si rincorrono arrotolandosi sulle dita per nascondersi sotto l'epidermide, nella manifestazione di un nuovo potere che ancora non sa controllare.
"Se non condividi il tuo peso finirai per esserne schiacciata, lo sai vero?"
Lo sa, ed è per questo che s'abbandona a quel bacio.
martedì 6 marzo 2018
And if you're still breathing, you're the lucky ones.
'Cause most of us are heaving through corrupted lungs.
Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027
I rumori del Freaks le regalano sonni agitati.
Si è aggrappata a Vadir come ci si aggrappa agli scogli per liberarsi dall'abbraccio del mare.
I rumori del Freaks le regalano sonni agitati.
Si è aggrappata a Vadir come ci si aggrappa agli scogli per liberarsi dall'abbraccio del mare.
Lo stomaco le si è accartocciato sotto il peso della vodka. Tra le palpebre ha impigliata l'immagine di William e dei tentacoli neri che gli si avvolgono intorno alle braccia. Il suo sorriso, quello di Eugenie ed i suoi occhi famelici le corrono sulla retina senza darle pace. Ha represso troppe cose, spingendole a forza giù per la gola, comprimendole nello spazio esiguo tra le costole, nelle fessure tra gli organi. L'espressione terrorizzata della figlia di Nemex, le suppliche al telefono di John. Tutto il suo amore per la moglie. La notizia dell'esplosione al porto, Genosha che le ricorda dei bambini. Come se non lo sapesse, come se non avesse già abbastanza sensi di colpa da portarsi addosso.
"Stiamo facendo la cosa giusta"
Lo sa. Lo sa bene, mentre sistema le cariche. Lo sa bene, ma continua a sentirsi la gola stretta in un nodo. Si chiede se Inara e Mare abbiano trovato una formula magica per portare avanti tutto, senza gravare su vite innocenti. Si chiede come facesse Inara a portarsi tutto quel peso sulle spalle, come una divinità dalla forza infinita. Lei non la sente, tutta quella forza. Cerca di convincersi di averla, ma la verità è che ha gli occhi sempre più stanchi. Che è costretta a prendere decisioni più grandi di lei e quando Victor e Vadir la rassicurano, si sente l'amaro in bocca di una consolazione troppo magra.
Guyana, Matoury - Paradise 2020
"Prendiamo un aereo e andiamocene." Andre è magro e guarda il cielo.
Gli aerei volano su Matoury planando dolcemente verso le piste di atterraggio in lontananza.
Gli aerei volano su Matoury planando dolcemente verso le piste di atterraggio in lontananza.
"Si, lo rubiamo. Tu vai eh, io ti raggiungo. Stai un attimo fermo." Sorride Alma, mentre cerca di richiudergli un taglio su un braccio con uno degli ultimi cerotti della scatola.
"No dico sul serio." Insiste, quel ragazzino dagli occhi chiari e la pelle scura.
Poco lontano da loro, appesa sulla parete frontale della baracca di lamiera che chiamano casa, c'è appeso un cartello storto. "Paradise". Sono poche lettere, rosse e tremolanti.
Il giorno in cui Andre è arrivato, ha deciso di dare un nome a quelle quattro pareti. Gli ha regalato una nuova vita.
Poco lontano da loro, appesa sulla parete frontale della baracca di lamiera che chiamano casa, c'è appeso un cartello storto. "Paradise". Sono poche lettere, rosse e tremolanti.
Il giorno in cui Andre è arrivato, ha deciso di dare un nome a quelle quattro pareti. Gli ha regalato una nuova vita.
"Le anime vanno in paradiso, no?" Forse è proprio per quella battuta che Alma ha accettato quella parentela fasulla, rendendola reale. Babet ha sfamato entrambi, come se ci fossero sempre stati. Li ha curati ed accuditi. La prima volta che il gene mutante di Alma si è attivato, Babet l'ha calmata. L'ha fatta respirare di nuovo e le ha fatto ritrovare la consistenza della sua pelle sotto i polpastrelli, nel caldo afoso di un pomeriggio.
Quando è stato quello di Andre a risvegliarsi, Babet era lontana e c'erano solo fucili a calmarlo, fermandogli il respiro.
Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom 2027
Quando si sveglia lo fa di soprassalto. Si sveglia prima dei bambini, con la prima luce del giorno che s'intrufola tra le tende del caravan. Si sveglia prima di Vadir che la tiene bloccata nel letto. Ha la gola secca, ma non vuole muoversi. Rimane lì, rinchiusa in quell'abbraccio, immobile come una preda finita in trappola. Lo guarda in silenzio, fino ad addormentarsi di nuovo.
lunedì 5 marzo 2018
I said to the sun "tell me about the big bang".
The sun said "It hurts to become"
Zoe Taylor.
Emma Storm.
Alma Vidar.
Valentine...
Il documento falso è nuovo e lucido e riporta dati non suoi. Il suo vecchio documento è rovinato. E riporta dati non suoi, ma che ha deciso di rendere reali. Zoe Taylor vuole andare a vivere in California. Vuole sdraiarsi su una spiaggia a prendere il sole, bere, ridere, innamorarsi. Zoe Taylor ha una vita piena di musica, di sorrisi. Forse ha anche un figlio. O lo avrà, quando avrà finito di studiare. Zoe Taylor ha tutto quello che si può desiderare. Una famiglia perfetta, da copertina.
Guarda quel documento lucido e nuovo, con lo stomaco stretto e si ricorda di non essere neanche Alma Vidar. Forse, non è neanche Valentine.
Zoe Taylor ha i capelli biondi, spettinati, selvaggi. Lei quelli di chi non dorme e se lo fa si risveglia in un bagno di sudore, dopo aver preso a pugni il cuscino. Zoe Taylor dorme sonni tranquilli. Alma Vidar non dorme da anni. Ripensa a William che le dice che le piace. E pensa che per lui sarebbe stata perfetta, Zoe. Che lei, al contrario, ha il ventre arido ed il cuore troppo rotto. Che ha spalle troppo fragili e palpebre troppo pesanti. Che ha la pelle troppo bianca ed i capelli troppo corti. Si chiede come sarebbe stata Valentine, cresciuta nella Guyana francese da due amorevoli genitori, se solo si fossero degnati di sopravvivere. Se non avesse mai scoperto i suoi poteri. Se non avesse mai conosciuto Andre, Babet, Reina, Cheyenne, Salvadòr. Se non avesse mai conosciuto Inara, Heldrich, Mare, Victor, Wrecker, Routh, Anja, Kane. Vadir. Tutti quei nomi richiedono un respiro più grosso, più grande di quelli che il suo petto può contenere.
Zoe Taylor ha una vita perfetta, ma non ha volti da ricordare.
martedì 20 febbraio 2018
Do you know, where the wild things go?
They go along to take your honey.
Philadelphia, New York - Freaks' Kingdom - 2027
Inger si stringe una bambola rovinata al petto. Certe parti della città hanno poco da offrire.
Ma c'è chi trova un tesoro anche in qualcosa di spezzato. Vadylsav si perde a spingere un supereroe in miniatura lungo i confini della sua immaginazione, mentre Vadir le mostra il campo di battaglia che gli si srotola sul corpo. "Niciodata mai sclav". Mai più schiavo. Le spiega sorridendo quel tatuaggio, mentre le offre il petto per controllare il battito. Ha un cuore che vive più veloce di lui: brucia le tappe, come se avesse fretta di arrivare al traguardo finale. Quando le offre la schiena, le regala cicatrici spesse, che disegnano percorsi pieni di dolore, ma vuoti di rancore. Alma vorrebbe dire molte cose, ma rimane in silenzio.
Inger si stringe una bambola rovinata al petto. Certe parti della città hanno poco da offrire.
Ma c'è chi trova un tesoro anche in qualcosa di spezzato. Vadylsav si perde a spingere un supereroe in miniatura lungo i confini della sua immaginazione, mentre Vadir le mostra il campo di battaglia che gli si srotola sul corpo. "Niciodata mai sclav". Mai più schiavo. Le spiega sorridendo quel tatuaggio, mentre le offre il petto per controllare il battito. Ha un cuore che vive più veloce di lui: brucia le tappe, come se avesse fretta di arrivare al traguardo finale. Quando le offre la schiena, le regala cicatrici spesse, che disegnano percorsi pieni di dolore, ma vuoti di rancore. Alma vorrebbe dire molte cose, ma rimane in silenzio.
Philadelphia, New York - North Town - 2027
"Allora mandami via."
Le fiamme che hanno distrutto il muretto si sono spente, ma Alma le ha ancora impresse nella retina. Le ha incastrate tra le palpebre anche quando lui si toglie la maschera per mostrarle un volto arrossato. Di nuovo ha imprigionato tra i denti mille parole, di nuovo il senso di colpa le stringe lo stomaco. Ma ha ragione lui: c'è poco tempo. Glielo ricorda il suo cuore, sul punto di esplodere. Glielo ricorda quello dell'altro, che inciampa ad ogni battito contro il petto. E' solo polvere. Quando torna a guardarlo gli rivolta addosso tutta la rabbia che possiede, come un cane randagio. Con la disperazione sorda dei condannati a morte, che si rivoltano contro il mondo intero senza pace e senza meta, senza possibilità di salvezza.
E forse vorrebbe anche allontanarlo.
Ma non lo fa.
Ma non lo fa.
Please don't go, I'll eat you whole.
domenica 18 febbraio 2018
Gli astri più luminosi sono affanni e sofferenze.
Philadelphia, New York - Hopefield Sanatorium, 2027
Quella che sogna Alma è un'apocalisse silenziosa.
E' sera e se ne sta in cima ad uno dei pochi palazzi ancora in piedi.
Tutti gli altri le crollano intorno. Più in là, in mezzo alla strada, c'è William.
Lo vede benissimo, con i suoi occhi di brace e le sue dita d'ombra.
Alma si sveglia di soprassalto e si ricorda che Inara se ne è andata.
Heldrich.
Mare.
Persino Routh.
Il petto le fa male ed ha la gola secca.
Pensa sempre meno ai volti che ha perso. Ad Andre.
Lui ha contorni sempre meno chiari. La memoria sta facendo il suo lavoro: gli sfuma i bordi, lo rende sorridente in quei pochi ricordi rimasti. Sta rimanendo solo il bello di Andre. Quello che ti fa guardare indietro con meno amaro in bocca. Anche il suo vero nome sta sfumando nella memoria. Valentine. Il volto di sua madre non lo ricorda, ma ogni tanto sogna ancora le sue labbra che si modellano su quel nome. Poi, sono le rughe di Babet, le sue mani nodose che ricuciono tagli e rimettono a posto ossa. Il cognome, come ogni trovatello, non lo ha mai avuto. Non hanno neanche fatto in tempo a registrarla. L'attestato della sua nascita è rimasto un foglietto di carta ingiallito, perso nei raccoglitori dell'ospedale, vicino a quello della sua presunta morte insieme ai suoi genitori.
Se chiude di nuovo gli occhi Alma vede le sue mani sporche di sangue. Ne sente in bocca il sapore, ne sente l'odore. Se chiude gli occhi Alma sogna di morire. E le sembra quasi di potersi liberare di quel peso enorme che le opprime il cuore.
Ma quando li riapre, quando si ricorda di aver scelto di essere Alma e non Valentine, quando non ritrova il sole della Guyana ma i muri freddi della base, quando ricorda ogni volto che ha perso, ogni volto per cui continua a lottare, si ricorda che Valentine è già morta.
Ma Alma non può permettersi di morire.
Quella che sogna Alma è un'apocalisse silenziosa.
E' sera e se ne sta in cima ad uno dei pochi palazzi ancora in piedi.
Tutti gli altri le crollano intorno. Più in là, in mezzo alla strada, c'è William.
Lo vede benissimo, con i suoi occhi di brace e le sue dita d'ombra.
Alma si sveglia di soprassalto e si ricorda che Inara se ne è andata.
Heldrich.
Mare.
Persino Routh.
Il petto le fa male ed ha la gola secca.
Pensa sempre meno ai volti che ha perso. Ad Andre.
Lui ha contorni sempre meno chiari. La memoria sta facendo il suo lavoro: gli sfuma i bordi, lo rende sorridente in quei pochi ricordi rimasti. Sta rimanendo solo il bello di Andre. Quello che ti fa guardare indietro con meno amaro in bocca. Anche il suo vero nome sta sfumando nella memoria. Valentine. Il volto di sua madre non lo ricorda, ma ogni tanto sogna ancora le sue labbra che si modellano su quel nome. Poi, sono le rughe di Babet, le sue mani nodose che ricuciono tagli e rimettono a posto ossa. Il cognome, come ogni trovatello, non lo ha mai avuto. Non hanno neanche fatto in tempo a registrarla. L'attestato della sua nascita è rimasto un foglietto di carta ingiallito, perso nei raccoglitori dell'ospedale, vicino a quello della sua presunta morte insieme ai suoi genitori.
Se chiude di nuovo gli occhi Alma vede le sue mani sporche di sangue. Ne sente in bocca il sapore, ne sente l'odore. Se chiude gli occhi Alma sogna di morire. E le sembra quasi di potersi liberare di quel peso enorme che le opprime il cuore.
Ma quando li riapre, quando si ricorda di aver scelto di essere Alma e non Valentine, quando non ritrova il sole della Guyana ma i muri freddi della base, quando ricorda ogni volto che ha perso, ogni volto per cui continua a lottare, si ricorda che Valentine è già morta.
Ma Alma non può permettersi di morire.
mercoledì 3 gennaio 2018
Dal mio corpo in putrefazione cresceranno dei fiori [...]
[...] e io sarò dentro di loro: questa è l'eternità.
(Edvard Munch)
Philadelphia, New York - Da qualche parte nella North Town, 2027
Il silenzio a volte sa essere una presenza ingombrante. Lo è quando entrano nel capannone. Alma entra per prima: attraversa la porta come se non ci fosse mai stata. Lei, o l'anta di metallo, poco importa. Trattenere il respiro le sembra un'impresa titanica, in quel frangente. Il silenzio sa essere una presenza ingombrante, soprattutto quando viene rotto. Il manico della scopa che cade, quando l'inserviente si ritrova la pistola puntata contro, è assordante. La voce di Inara che la raggiunge ed inizia ad inveire, la lascia muta. Non ha il coraggio di guardare le ciocche bionde che scivolano oltre il telo, riversandosi sul pavimento. Non ha il coraggio neanche di guardare il cactus enorme che ha sfondato il soffitto, con le spine sporche di sangue. Lascia alle altre due le parole. Lei prende la mira su gambe tremanti e mani alzate. E deglutisce, al pari di un pellegrino nel deserto.
Non riesce neanche a tirare un sospiro di sollievo, quando Routh alza il telo.
Sono occhi azzurri, spalancati nel vuoto, quelli che si affacciano oltre. Ha un bigliettino incastrato tra le dita. La sua lettera di addio, donata a loro, arrivate troppo tardi per salvarla.
"[...]Se stai leggendo questa lettera... significa che sono morta. [...] Volevo avere una casa, una casa mia. Piena di fiori sul balcone. [...] Non si dovrebbe morire prima di aver avuto il tempo dei fiori nella vita. [...] Spero che il mondo cambi. Spero che ci siano fiori, nel futuro di tutti. Anche se io non lo vedrò."
Philadelphia, New York - Freaks' Kindom, 2027
"Tu invece, in un altro mondo cosa avresti voluto fare?"
Parla di spiagge, con Jimmy. Lei non sa il suo nome, lui ricorda la sua faccia. Ma nessuno dei due sembra voler sottolineare la cosa. Si parlano come se si conoscessero, ma si guardano bene dal chiedere. Stanotte, c'è bisogno di tranquillità. Lo sa anche il parco giochi: la ruota panoramica non cigola. I tendoni non si smuovono sotto la brezza. Giocano al gioco dei se. Lui lo fa con leggerezza, lei con la pesantezza di chi non sa più immaginare un posto migliore. La guerra è riuscita a romperla. Di notte, i volti dei morti tornano a farle visita. Le affollano la mente, mescolandosi in un'entità unica, un mostro fatto di occhi, bocche, sangue e carne ormai marcia. E per i cadaveri che immagina, quelli di cui non ha certezza, spera ci fossero almeno i fiori.
domenica 31 dicembre 2017
Remember how we forgot?
Remember how we forgot?
Remember
how no one ever really died in the wars we fought?
Because
each gunshot came from our finger tips
And
we never really kept them loaded just in case
Because
each enemy was a friend and none of it was about oil, religion or
land
it
was all just pretend [...]
Philadelphia, New York
- 2027, Desert side
Cheyenne
è tornata a casa. E' tornata dalla sua gente. E' spuntata la sera,
quando ormai parte del mercato si stava ritirando per fare spazio a
qualche fuoco intorno al quale mangiare. E' spuntata facendosi largo
in tutto il suo metro e trenta, tranquilla. Di quella tranquillità
di cui solo i bambini sono capaci. Niente pianti, niente sensi di
colpa. Ora Alma la guarda dormire. Le ha raccontato la storia di una
bambina che riusciva a modellare le nuvole. Una bambina che creava
incredibili disegni in cielo. Così belli, da riuscire a fermare ogni
guerra. Così belli, da commuovere le nuvole stesse, facendole
piangere sui terreni aridi. Ora la guarda dormire, con quella cascata
di ricci compatti appoggiata sulle gambe, senza riuscire a liberarsi
dell'amaro che le lega i denti. Ha ancora le orecchie piene dei
fischi della folla, delle parole cariche di rabbia. In mezzo a tutte
quelle persone, Alma si è sentita sola come non mai. Forse è per
questo che spesso la sera torna al Desert side. Cerca il volto di
Reina, segnato dalla storia dei suoi figli perduti. Reina, così
forte nelle sue fragili ossa. Reina, che le sorride come se fosse sua
madre. Cerca il volto di Salvador, perso in chissà quale regione
della galassia. Guarda il cielo Salvador, alla ricerca di una
risposta ad una domanda che ha già dimenticato. Alma li guarda e si chiede dove sarebbe ora, se non ci fosse stata la guerra. Dove sarebbe se Andre fosse ancora vivo. Alma guarda il cielo e sospira. Guarda il cielo e, alla fine, amaramente, sorride.
Let
us live like we meant it
Let
us burn like we mean it
Because
this world doesn't give a shit if we end in a train wreck or a car
crash
If
our story ends with a dot or a dash
If
we are dust or ash
Because
all we were is all we'll be
[...]
Because
we burn bright
Our
lights leave scars on the sun
(Remember
how we forgot - Shane Koyczan)
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